Presentato il Bollettino #2018

I risultati delle analisi contenute nel Bollettino sulla situazione Economica e Sociale dell’Area Orvietana – Anno 2018

La presentazione questa mattina presso il Centro Studi “Città di Orvieto”COMUNICATO STAMPA n. 194/19 G.M. del 23.03.19  Presentato il volume 2018 del Bollettino sulla situazione Economica e Sociale dell’Area Orvietana• La ricerca si è concentrata su: dinamiche della popolazione, invecchiamento e spesa sociale; occupati e disoccupati nei sistemi locali del lavoro; redditi; mercato del credito; imprese e contratti di rete; turismo; fenomeno del gioco d’azzardo nell’Area Interna “Sud Ovest Orvietano”; criticità e rischi idrogeologici del territorio; sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani  (ON/AF) – ORVIETO – Presso l’Aula Magna della Fondazione per il Centro Studi “Città di Orvieto” è stato presentato, questa mattina, il volume 2018 del “Bollettino sulla situazione economica e sociale dell’Area Orvietana” realizzato a cura del Comune di Orvieto e della Fondazione CSCO che, come è noto, dal 2016 hanno rilanciato l’iniziativa quale strumento di studio, raccolta ed analisi di dati ed indicatori utili a descrivere la situazione socio-economica e le sue principali dinamiche in un ambito territoriale di riferimento che si è esteso dai tredici comuni del vecchio Comprensorio ai venti dell’Area Interna “Sud Ovest Orvietano”, da Città della Pieve a Penna in Teverina. Dopo le analisi condotte nel “Bollettino 2017” su temi di grande rilevanza socio-economica (il profilo di salute della popolazione, gli interventi e servizi sociali, la fruizione dei beni culturali, la significativa presenza delle aziende del settore ICT – Information Communication Technologies sul territorio orvietano, e quella sui bilanci consuntivi e della situazione finanziaria dei Comuni umbri), il numero del 2018 indaga temi altrettanto significativi quali le dinamiche della popolazione, invecchiamento e spesa sociale; occupati e disoccupati nei sistemi locali del lavoro; iredditi; il mercato del credito; leimprese ed i contratti di rete; il turismo; ilfenomeno del gioco d’azzardo nell’Area Interna “Sud Ovest Orvietano” e le criticità e rischi idrogeologici del territorio; ilsistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. Sintesi dei risultati della ricerca:  Anche nel 2017 sia a livello di Area Interna (-0,9%) sia relativamente a Orvieto (-1,1%), è proseguita la tendenza di lungo periodo di flessione del numero dei residenti; la contrazione è più marcata del dato regionale (-0,5%) e nazionale (-0,2%). L’allungamento della vita media ha innalzato l’indice di vecchiaia: anche rispetto a questa variabile il dato dell’Area Interna (251) e di Orvieto (243), sono significativamente superiori a quello regionale (199) e nazionale (169).  Tali fenomeni hanno impatti significativi sull’economia; in primo luogo, sulla dinamica del PIL che dipende sia dagli incrementi di produttività sia da quelli della forza lavoro impiegata. In secondo luogo, le scelte di consumo, nonché quelle d’investimento, caratterizzate da una maggiore avversione al rischio, ne risultano influenzate. In terzo luogo, sono necessari maggiori finanziamenti di tipo assistenziale, che gravano sulle finanze pubbliche. Infine, l’età media ha ovvi impatti sulla capacità innovativa di un’area economica.  Per quanto riguarda il sistema del welfare locale, malgrado le problematiche demografiche “locali” siano più incidenti di quelle nazionali, l’investimento a livello regionale è risultato nel 2015 di 86 euro ad abitante, contro i 114 del dato nazionale; l’impegno relativo alla “Zona Sociale 12”, che comprende Orvieto, è prossimo alla media nazionale, ma un po’ inferiore (106 euro). Il valore medio del reddito per i comuni dell’Area Interna “Sud Ovest Orvietano”, pari a 18.645 euro, ha presentato un incremento su base annua pari all’1,8%; il dato di Orvieto si è attestato su 20.460 euro (+1,4%), quasi del dieci per cento superiore al dato dell’Area Interna e in linea, sebbene un po’ inferiore, al dato nazionale (20.700 euro) e a quello dell’Italia centrale (21.530).  Per quanto riguarda la distribuzione del reddito, i valori del 2016 mostrano che la concentrazione sia in Umbria sia con riferimento a Orvieto è inferiore a quella nazionale. Sono state effettuate indagini circa altri aspetti rilevanti per il “benessere”, inteso in senso ampio; ad esempio, per quanto attiene al rischio idrogeologico: la densità di popolazione residente in area a pericolosità frana è al di sotto rispetto al dato nazionale (poco meno della metà), ma sostanzialmente in linea con quello regionale, seppur minore. Analogamente, la densità di popolazione residente in area a pericolosità idraulica per l’Area Interna è molto al di sotto rispetto al dato nazionale.  Un’altra variabile – interpretabile come una proxy di disagio sociale – è quella del gioco d’azzardo: nell’Area Interna le “giocate” relative alle New Slot ed alle Videolottery sono ammontate nel 2016 a quasi 32 milioni di euro, con un aumento dal 2015 del 7,8%.  La raccolta del 2017 dal gioco d’azzardo nell’Area Interna ammonta a € 53.255.419,82, di cui € 38.854.935,24 rappresentano le vincite, € 7.459.666,33 le somme destinate all’Erario e € 6.940.818,25 le somme incassate da concessionari, gestori ed esercenti.  I primi due Comuni dell’Area per giocate pro-capite sono Orvieto (802 euro) e Giove (784). L’incidenza pro-capite è risultata in tali comuni molto superiore rispetto al dato nazionale, che è di circa 400 euro/annuo a persona.  Con ipotesi “ragionevoli”, il flusso finanziario in uscita dal circuito orvietano, dell’ordine di 15,5 milioni, implica un minore reddito a Orvieto di oltre quaranta milioni. Nel 2017 si è bruscamente interrotto il calo dei depositi bancari: negli ultimi diciannove anni nel Comune di Orvieto, mediamente si è concretizzato un trend di crescita abbastanza significativo per poi mostrare una vera e propria cuspide nel 2017, con una crescita superiore al 50%; in quell’anno i depositi si sono incrementati di circa 220 mln.  Una dinamica significativamente meno marcata hanno mostrato i prestiti che, nel 2017, sono diminuiti di oltre il 4%, portando la flessione su base biennale al 9%. Il profilo dei prestiti presenta una prima fase, che si conclude con la crisi bancaria indotta dalla vicenda statunitense dei mutui subprime e del default della Banca Lehman di New York nell’estate 2008, al cui culmine ogni euro di deposito si è trasformato in quasi 1,8 euro di prestiti e la fase successiva, fino al 2017, in cui 622 mln di depositi si sono trasformati in 478 mln di prestiti, cioè ogni euro di deposito è divenuto 0,77 euro di prestiti.  In primo luogo, l’evidenza riscontrata potrebbe essere indotta da una domanda di credito meno dinamica rispetto ai dati aggregati, a sua volta dovuta a una recessione più profonda. In secondo luogo, il settore imprenditoriale locale potrebbe avere avuto aspettative di crescita meno ottimistiche rispetto allo stesso comparto nazionale. In terzo luogo, potrebbero avere influito anche decisioni di portafoglio delle banche orvietane, che potrebbero avere privilegiato gli investimenti in asset diversi dai prestiti, ad esempio in titoli governativi, percepiti come meno aleatori e/o con un profilo rischio/rendimento migliore. Da ultimo, potrebbe essere un atteggiamento del sistema creditizio locale di fronte al rischio di credito, forse indotto da un problema di scarsità relativa di garanzie di varia natura. Il peso percentuale dell’industria è considerevolmente più basso rispetto a quello medio regionale (circa un quarto contro circa un terzo). Le principali differenze riscontrate tra la situazione del Comune di Orvieto e la situazione regionale riguardano la maggiore rilevanza dei servizi di alloggio e ristorazione e, parallelamente, la più contenuta incidenza delle attività manifatturiere e delle costruzioni. Nel 2017 i dati “locali” mostrano concordemente una flessione nel numero delle imprese extra-agricole (Orvieto – 2,2%, Area Interna – 3,8%, provincia – 4,15% e regione -1,2%), mentre il dato nazionale è sostanzialmente stabile (+0,08%).  Particolarmente critica, ma in linea con il dato regionale e inferiore a quello provinciale e dell’Area, è la variabile dimensionale delle realtà imprenditoriali orvietane: circa il 45% delle imprese non agricole orvietane è una ditta individuale; il dato è ancora più elevato a livello di Area Interna (52%), di provincia (48%) e di regione (46%); la dimensione media delle imprese orvietane è di 3,3 addetti in linea con il dato provinciale e regionale, il dato relativo all’Area Interna presenta una dimensione ancora minore (2,7). L’incidenza delle società di capitali è di poco più di un quarto, nel caso dell’Area Interna è ancora più contenuta (22%). Com’è stato verificato empiricamente, sembra esservi una relazione diretta tra dimensione media di un gruppo di aziende e la performance economica di tale cluster. E’ evidente che la contenuta dimensione, in un contesto caratterizzato dalla necessità di competere in mercati globali, in molti casi la size non consente di sviluppare economie di scala e di scopo che possano generare risorse utilizzabili per ricerca, innovazione, marketing. Anche l’accesso al mercato dei capitali è ovviamente maggiormente complesso per piccole realtà imprenditoriali. Il tasso di disoccupazione del Sistema Locale del Lavoro di Orvieto che è rimasto sostanzialmente stabile nel periodo 2001-2011, ha subito, negli anni successivi, un sensibile aumento che ha fatto crescere tale variabile dal 5,1% del 2011 all’8,4% del 2016 e infine al 9,3% del 2017; in ogni caso, il livello del tasso di disoccupazione del SLL orvietano si conferma tra i più contenuti rispetto a quello osservato negli altri SLL umbri. Parallelamente, il SLL di Orvieto ha mostrato un calo del tasso di occupazione (da 45,7% del 2016 a 45,6 del 2017). Da un punto di vista allocativo, i dati mostrano la vocazione di Orvieto al soddisfacimento della domanda indotta dai flussi turistici: poco meno della metà dei lavoratori orvietani è occupato nel settore del commercio o in quello dei servizi di alloggio e ristorazione.  Nell’Area Interna è proseguito il trend di crescita della domanda di ricettività; tuttavia, Orvieto continua a essere interpretata come passaggio: il Comune si colloca al terzultimo posto tra le mete in cui soggiornare più a lungo; il numero medio dei giorni di permanenza è, stabilmente da almeno un triennio, attorno a 1,7. In virtù di ciò, il tasso di utilizzo dell’offerta potenziale è contenuto, il che comprime – per via delle diseconomie da contenuta scala di produzione – la redditività del settore. Nel 2017, in Umbria è continuato il trend di contrazione della produzione di rifiuti (solidi urbani e assimilati); tuttavia, il dato afferente ad Orvieto è sostanzialmente stabile, anzi in lieve crescita (+0,6%). Per quanto riguarda la raccolta differenziata, la performance umbra si attesta sul 61,8%, segnando un incremento di 4 punti percentuali rispetto al 2016. Orvieto mostra una percentuale di raccolta differenziata al 2017 pari a 68,6%, in incremento di 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Evidentemente i due perni dell’analisi, la demografia e la dimensione aziendale, sono difficilmente influenzabili con le leve gestionali locali.  Per quanto riguarda l’età media potrebbero essere implementate politiche che rendano appetibile il territorio dell’orvietano, anche a coloro i quali lavorano nei grandi centri urbani limitrofi; questo da un lato richiede un aumento dell’efficacia e dell’efficienza dei trasporti, dall’altro una fiscalità non disincentivante sugli immobili.  Più articolato è il problema della dimensione aziendale, infatti la contenuta “taglia” delle unità produttive deve essere valutata in relazione al modello di produzione: se le imprese sono organizzate a costituire un distretto economico, i livelli di efficienza economica, anche nel caso di dimensiono contenute, posso essere elevati; tuttavia l’organizzazione delle filiera di produzione nel territorio non pare assimilabile a questa fattispecie. Bisogna allora porre in essere politiche atte a facilitare “l’economia di rete”, intendendo, in senso ampio, un sistema produttivo nel quale le imprese siano collegate tra di loro in senso giuridico, o tramite accordi produttivo-commerciali (rete di affari), oppure come reti volte all’innovazione. In termini di spillover di produttività, particolarmente rilevanti sono le reti di innovazione che coinvolgono, oltre le imprese, una pluralità di altri soggetti pubblici e privati e che sono volti a suscitare dinamiche di massimizzazione dell’efficienza e contenimento dei costi.  I dati relativi all’economia orvietana e, più in generale, del contesto territoriale, mostrano – ove si prescinda dal dato regionale – un contenuto utilizzo dello strumento dei contratti di rete: a livello regionale circa l’uno per cento delle imprese è coinvolto in tali tipi di assetti, ma il dato provinciale è inferiore alla metà di quello regionale; quello dell’Area Interna e di Orvieto, praticamente coincidenti, sono pari a circa lo 0,3%. Tuttavia, interessante è il trend regionale: nel primo semestre 2018, in un contesto di crescita generalizzata e progressiva del fenomeno dei contratti di Rete, l’Umbria è stata una tra le regioni che si sono caratterizzate per un significativo incremento delle imprese aggregate.  (Qui l’allegato formato di rivista sfogliabile di prossima pubblicazione sui siti del Centro Studi Città di Orvieto e del Comune https://www.sfogliami.it/fl/178827/ksrr6d9pmzpm3bdnd3xhrqncrk49jbj ).

La fotografia della situazione socio-economica dell’Area Orvietana nel 2018

Attraverso gli interventi dei curatori delle varie ricercheCOMUNICATO STAMPA n. 195/19 G.M. del 23.03.19  Bollettino 2018 sulla situazione Economica e Sociale dell’Area Orvietana. Sintesi dei vari interventi   (ON/AF) – ORVIETO – In occasione dell’incontro di presentazione del volume 2018 del “Bollettino sulla situazione economica e sociale dell’Area Orvietana” (vedi comunicato n. 194) che si svolto questa mattina presso il CSCO di Orvieto, condotto e moderato dal giornalista Dante Freddi, nel suo intervento di saluto, a nome di tutta l’Amministrazione Comunale il Sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani ha affermato:   “Fin dall’inizio del mandato, questa Amministrazione Comunale è stata fermamente convinta che i dati, o meglio una scientifica lettura dei dati, oltre ad essere necessaria per ‘mostrare se il mondo è governato bene o male’, sia essenziale ‘per governare il mondo’ in modo efficace ed efficiente. Difatti, solo la conoscenza delle caratteristiche socio-economiche di un territorio consente l’individuazione del più adeguato tipo di intervento pubblico da effettuare per perseguire gli obiettivi prefissati”. “La necessità di dotarci di uno strumento di analisi economica e sociale della realtà locale – ha proseguito il Sindaco – divenne ancor più urgente nel momento in cui l’Amministrazione Comunale fu chiamata a co-progettare la strategia per l’Area Interna Sud Ovest Orvietano. Tale strategia rappresentava una grande opportunità di sviluppo e di crescita del nostro territorio. La sfida era certamente ardua: mettere assieme venti comuni, diversi e con amministrazioni di diverso orientamento politico, per individuare una strategia unitaria sembrava un compito impossibile, ma, nonostante le notevoli difficoltà incontrate, nel febbraio 2018 è stato siglato l’Accordo di Programma Quadro della strategia per la nostra Area Interna, contenente ben 38 progetti per un investimento totale di circa 12 milioni di euro. L’attuale Amministrazione, invece di lavorare all’emergenza, ha optato per una progettualità proiettata al futuro, concentrandosi su una visione del territorio che permette interventi strutturati anche a medio/lungo termine dai benefici duraturi, in un’ottica di sviluppo e di crescita”.“Questa terza edizione del Bollettino, in linea con le due precedenti – ha concluso Germani – analizza ed approfondisce gli aspetti economici, sociali e identitari dei comuni dell’Area Interna Sud Ovest Orvietano ed offre l’occasione per riflettere e confrontarsi su importanti questioni riguardanti il presente ed il futuro del nostro territorio. Nel Bollettino, tutti gli stakeholders (enti locali, imprese, mondo della istruzione/formazione, terzo settore, associazioni e, non per ultimi, gli stessi cittadini) possono trovare interessanti spunti volti ad individuare punti di forza e di debolezza dell’economia del nostro territorio. La pubblicazione consente di affrontare con maggiore consapevolezza le complesse questioni della gestione ottimale dei territori e dei servizi per il cittadino e per il mondo produttivo. Corrobora, inoltre, l’opportunità d’implementare più strette reti di relazioni tra realtà territoriali che hanno ereditato un passato comune e che, in comune, potrebbero affrontare sinergicamente alcune delle sfide di un nuovo sviluppo. Invito, infine, tutta la Comunità dell’Area Interna Sud Ovest Orvietano ad un’attenta lettura del Bollettino, affinché anche i soggetti privati esprimano le proprie valutazioni ed assumano le conseguenti decisioni in base ad un’effettiva ed oggettiva conoscenza della realtà economica e sociale del proprio territorio. Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questa pubblicazione, il CdA e il Consiglio Scientifico del Centro Studi e tutto lo staff”. Da parte sua, il Presidente della Fondazione per il Centro Studi “Città di Orvieto”, Matteo Tonelli, ha detto: “proprio dal Centro Studi è partita nel 2016 l’idea di riproporre una raccolta di dati e informazioni sul territorio, in sostanza quello che per tanti anni era stato il ‘Bollettino economico del comprensorio orvietano’. Questa nostra idea ha avuto da subito il pieno sostegno di questa Amministrazione comunale, ma non si sarebbe potuta realizzare senza la determinazione, il lavoro e le competenze professionali messe in campo dal Centro Studi con il preciso obiettivo di produrre una pubblicazione interessante e di valore. Abbiamo voluto che, più che una pubblicazione, questo lavoro avesse le caratteristiche di un vero e proprio progetto: quello di arrivare a produrre uno strumento riconoscibile di conoscenza, basato su metodologie scientifiche, uno strumento di riferimento in grado di fornire un quadro d’insieme della complessiva situazione socio-economica locale, ed in particolare informazioni dettagliate e attendibili sulle sue determinanti più significative, concretamente utile per la conoscenza sempre più approfondita e diffusa di queste dinamiche e determinanti, e come base ragionata delle attività di programmazione degli interventi”.“Tenendo presente questo obiettivo – ha proseguito Tonelli – la pubblicazione prende in considerazione le determinanti maggiormente rappresentative, che interconnesse tra loro determinano lo stato di salute di un territorio: l’andamento demografico, la struttura imprenditoriale e lo stato dell’occupazione, l’andamento della spesa sociale, gli altri fattori presi in esame in questa pubblicazione ed altri ancora, non sono dinamiche indipendenti l’una dall’altra, ma al contrario sono strettamente interconnesse tra loro in un mix che determina lo stato generale di salute di un territorio. Per questa ragione crediamo che la conoscenza dei dati e delle dinamiche dei diversi fattori socio-economici sia di fondamentale importanza per chi opera ed è portato a compiere scelte di programmazione sul territorio, a tutti i livelli sia come amministrazione pubblica, ma anche come operatori privati, e per la stessa ragione l’impostazione della nostra pubblicazione non vuole essere quella di una semplice raccolta di dati statistici che avrebbe avuto un’utilità molto limitata forse ai soli ‘addetti ai lavori’, ma abbiamo voluto che fosse una raccolta d’informazioni più completa, ragionata e strutturata,  finalizzata ad una fruizione immediata e diffusa. Abbiamo avuto modo di constatare con grande soddisfazione che già le due precedenti pubblicazioni annuali del Bollettino sono state oggetto di interesse ed apprezzamento da parte di operatori e istituzioni, che in qualche caso ci hanno dato anche utili suggerimenti che naturalmente abbiamo raccolto per poter migliorare il risultato del nostro lavoro; questi apprezzamenti ed il fatto che la nostra pubblicazione venga consultata come fonte attendibile di informazioni da professionisti, imprese e in generale da operatori del territorio, sta a dimostrare non solo che il profilo che abbiamo voluto dare alla pubblicazione sia quello più efficace e più rispondente alle aspettative degli interessati, ma soprattutto quanto fosse sbagliata e poco lungimirante la scelta a suo tempo fatta di sopprimere la pubblicazione del Bollettino considerandolo un lusso superfluo”.“Anche in questa edizione 2018 crediamo di aver fatto un buon lavoro – ha aggiunto – ma avremmo voluto fare di più e di meglio. Nel nostro progetto, la raccolta e l’analisi dei dati contenuti nel Bollettino potrebbero utilmente essere elaborati in forma dinamica e predittiva in un modello econometrico in grado di misurare gli effetti delle scelte di strategia e di complessive politiche economiche. L’insieme dei dati raccolti e analizzati in questa pubblicazione, infatti, potrebbero essere sviluppati su un modello matematico-statistico e utilizzabili per analisi di carattere strutturale, previsioni, valutazioni qualitative e quantitative di politica economica. Un approccio basato su un modello di questa natura sarebbe ad esempio in grado di consentire preventivamente la valutazione quantitativa delle conseguenze di determinate manovre di politica economica ed il loro impatto sulle dinamiche sociali ed economiche del territorio, replicando esperienze già praticate in altre realtà e che hanno dato risultati significativi. E’ evidente che tutto questo potrebbe essere uno strumento di enorme utilità a servizio degli amministratori, ma è altrettanto evidente che questo richiederebbe risorse ben diverse da quelle che oggi il Centro Studi ha a disposizione. È utile ricordare infatti che queste tre nuove edizioni sono state realizzate sostanzialmente a “costo zero”, se si esclude il solo costo per la stampa dei volumi: la ricerca e l’analisi dei dati, così come lo studio e la stesura dei contenuti, sono interamente il frutto dello spirito di collaborazione disinteressata delle persone che sono menzionate nella pubblicazione,  che a vario titolo e con un grande senso di appartenenza alla realizzazione di un progetto condiviso, hanno dedicato tempo e competenze professionali alla stesura del Bollettino”.“Per questo – ha concluso Tonelli – sarebbe auspicabile per il futuro che questa pubblicazione, che merita di essere migliorata e meglio ancora strutturata, possa raccogliere la partecipazione di altri partners istituzionali o privati che la possano sostenere in maniera concreta. Quanto è stato fatto in questi tre anni non è banale, ma sottolineo è stato possibile solo grazie al volontariato di pochi ed è evidente che questo non può bastare se si vuole fare il necessario salto in avanti, e strutturare in maniera adeguata uno strumento in grado di essere veramente utile ed efficace alla collettività”. I contenuti del volume (vedi comunicato n. 194) sono stati illustrati, invece, da Antonio Rossetti, vicepresidente della Fondazione CSCO e curatore della pubblicazione insieme a Meri Ripalvella, consigliere di Amministrazione della Fondazione CSCO e ricercatrice AUR – Agenzia Umbria Ricerche, che ha fatto il punto sugli aspetti della “Popolazione, invecchiamento e spesa sociale”. “Soffermandoci sui dati relativi alla ridotta dimensione delle imprese nell’area di riferimento del Bollettino – ha detto Antonio Rossettisiamo indotti a fare alcune riflessioni sugli strumenti del ‘distretto economico’ e della ‘rete d’imprese’. Un gruppo di piccole imprese può costituire un distretto con significativi livelli di performance economica, i cui requisiti minimi non sono però rispecchiati nella realtà produttiva dell’Orvietano. Il distretto è un sistema per competere anche con dimensioni contenute tramite le economie esterne all’impresa ma interne al distretto. La vocazione territoriale è una delle caratteristiche del distretto, indotta anche dalla possibilità di scindere il ciclo di produzione in fasi attribuibili ad imprese diverse. La rete, rispetto al distretto, presenta un elevato grado di flessibilità, indotto dal fatto che non è legata al territorio e può operare collegando imprese in settori diversi, ma mettendo a fattor comune conoscenze ed innovazioni che sono interdisciplinari e funzionali all’operatività in vari settori”.“Passando dalle analisi diagnostiche agli indirizzi terapeutici – ha proseguito Rossetti – riteniamo indispensabile intervenire su tre aspetti: l’età media della popolazione, la dimensione delle imprese e l’articolazione produttiva della rete. Per quanto riguarda il primo, occorrono: politiche che rendano appetibile il territorio dell’orvietano, attraverso un sapiente marketing territoriale, anche a coloro che lavorano nei grandi centri urbani limitrofi; un aumento dell’efficacia e dell’efficienza dei trasporti; una fiscalità non disincentivante sugli immobili. A proposito della dimensione d’impresa, va facilitata la cosiddetta ‘economia di rete’. Nel primo semestre 2018, l’Umbria è stata una tra le regioni che si sono caratterizzate per un significativo incremento delle imprese aggregate. L’articolazione produttiva della rete, infine, può dare luogo a significativi fenomeni d’incremento territoriale della funzionalità economica, aumentando anche l’efficienza d’imprese non connesse alla rete ed incrementando in tal modo la competitività”.“La crisi di Orvieto – ha concluso Rossetti – è risultata simile a quella italiana, o dell’intero Occidente, con un versante dal lato della domanda (rivelato dalla dinamica dell’occupazione) ed uno da quello dell’offerta: rallentamento del processo di accumulazione del capitale e stasi / calo del numero delle imprese. Nel caso di Orvieto la crisi è resa più difficile da gestire dalla dinamica demografica e dalla dimensione d’impresa che condizionano la dinamica della produttività. Le due radici della crisi lavorano come le due lame d’una forbice ed i loro effetti possono essere amplificati dal contesto macroeconomico del cambio fisso: gap di produttività / più contenuta remunerazione dei fattori produttivi / mobilità degli stessi / specializzazione in settori non ad elevato valore aggiunto”. “Prosegue, anche nel 2017, la contrazione della popolazione residente nei comuni dell’Area Interna Sud Ovest dell’Orvietano (-0,9%) – ha sottolineato Meri Ripalvellatale flessione, ancor più accentuata nel comune di Orvieto (-1,1%), è più marcata di quella riscontrata mediamente a livello regionale (-0,5%) e nazionale (-0,2%). La progressiva contrazione dei residenti, pur essendo un fenomeno che negli ultimi anni sta interessando tutto il territorio italiano, nei comuni dell’Area Interna S-O si caratterizza per trend decrescenti più accelerati e di più lunga durata. Da notare che la flessione della popolazione residente, nei comuni dell’Area Interna Sud Ovest è sostenuta anche dalla riduzione della componente straniera che, invece, continua a crescere nel resto del Paese. In Umbria, come in Italia, si vive sempre più a lungo ma resta bassa la propensione ad avere figli. L’allungamento della vita media e la riduzione dei tassi di fecondità hanno fatto sì che l’Umbria risulti tra le regioni d’Italia con più alto indice di vecchiaia: al 1°gennaio 2018, nella popolazione residente umbra si contano 199 persone di oltre 65 anni ogni 100 giovani con meno di 15 anni; solo Piemonte, Toscana, Sardegna, Molise, Friuli Venezia Giulia e Liguria mostrano valori dell’indicatore più elevati. Il valore dell’indicatore per i comuni dell’Area Interna (251%) e di Orvieto (243%), è significativamente superiore a quello regionale (199%) e nazionale (169%).Inoltre le previsioni demografiche regionali di Istat per il periodo 2017 – 2066 stimano, a condizioni inalterate, mantenendo, cioè, gli attuali tassi di natalità, di mortalità e di migrazione, per l’Umbria un sensibile peggioramento. Per cui è giusto porsi degli interrogativi su come contrastare e fermare tale processo di invecchiamento che, foriero di non poche problematicità future (quali la drastica riduzione di forza lavoro, soprattutto di quella creativa e innovativa legata ai giovani e la maggiore domanda di welfare cui si andrà in contro, soprattutto in termini di previdenza, spesa sanitaria ed assistenza), non si fermerà da solo”. “L’indice di vecchiaia – ha proseguito Ripalvella – dà un po’ l’idea di quello che può definirsi il ‘debito demografico’ contratto da un paese nei confronti delle generazioni future, soprattutto in termini di previdenza, spesa sanitaria ed assistenza. Se non si interrompe il processo d’invecchiamento della popolazione, sempre più risorse destinate al welfare locale verranno assorbite dagli anziani a scapito delle altre categorie di utenza (famiglie e minori, dipendenze, povertà e disagio adulti…). Già oggi, nella distribuzione per aree d’utenza delle risorse spese dai comuni per interventi e servizi sociali, la zona sociale 12 di Orvieto (che comprende ben dodici comuni dei venti appartenenti all’Area Interna Sud-Ovest) si caratterizza per alcune peculiarità, attribuibili probabilmente ai fenomeni demografici appena osservati, che la distinguono dalle altre zone sociali umbre: le risorse impiegate per interventi e servizi sociali nell’area Famiglia e Minori (34% del totale della spesa sociale) sono decisamente inferiori al dato medio regionale (51%) mentre risulta la più elevata, tra le zone sociali umbre, la quota investita per gli anziani (per la disabilità, la Zona Sociale di Orvieto presenta una delle quote di spesa più alte, preceduta solo dalle Zone di Marsciano e di Narni)”. “Nel 2015, nella Zona Sociale di Orvieto – ha affermato, infine, la ricercatrice AUR – sono stati spesi complessivamente 6 milioni e 188 mila euro per il welfare locale, il 72% dei quali direttamente dai comuni, l’’1% è la compartecipazione del Sistema Sanitario nazionale mentre il rimanente 17% rappresenta la compartecipazione degli utenti (che mediamente a livello regionale è pari ad un più contenuto 9%). Nella Zona Sociale del territorio Orvietano si delinea, quindi, un sistema di welfare a gestione prevalentemente comunale (finanziato soprattutto con risorse proprie dei comuni), ma caratterizzato da una minore intensità pubblica, rispetto alle altre Zone Sociali regionali, se si considera la maggiore quota di compartecipazione alla Spesa Sociale Totale da parte dei cittadini beneficiari dei servizi erogati. Il maggior contributo richiesto agli utenti viene ripagato con più elevati livelli di spesa pro capite della zona sociale di Orvieto che, spendendo ben 106 € per utente, supera notevolmente il valore medio umbro (86 €/utente), avvicinandosi a quello medio nazionale (114 €/utente)”. Elisa Marceddu, coordinatrice del Consiglio Scientifico della Fondazione CSCO, ha poi trattato del Gioco d’azzardo nell’Area Interna Sud Ovest Orvietano, sostenendo che “rappresenta un fenomeno di grande interesse, vista la sua influenza sulla salute pubblica, sul risparmio privato, sull’economia, nonché sulla sicurezza urbana e l’ordine pubblico. Il gioco, infatti, non crea valore per un territorio, ma anzi lo toglie. Si pensi che in totale nell’Area Interna le giocate in New Slot e Videolottery, che rappresentano i principali strumenti di gioco, ammontavano nel 2016 a 31.571.720 €, con un aumento dal 2015 al 2016 del 7,8%. Analizzando la spesa complessiva per le giocate derivanti da questi apparecchi nei Comuni dell’Area Interna, è possibile vedere come esse si correlino al numero di apparecchi dedicati al gioco d’azzardo presenti sul territorio: più ce ne sono e maggiore è la porzione di reddito procapite giocata e quindi tolta al risparmio ed all’economia locale. Il numero di apparecchi correla, seppur debolmente, con il reddito procapite, per cui si potrebbe ipotizzare che esiste una tendenza ad aumentare le possibilità di gioco nei Comuni più benestanti. Dalle analisi realizzate, non emergono differenze significative connesse alla grandezza del Comune in termini di popolazione, motivo per cui si potrebbe ipotizzare, conformemente a quanto proposto dalla letteratura sul tema, che la spesa per il gioco d’azzardo sia fortemente influenzata più che altro dalle possibilità di gioco che si creano sul territorio e non è maggiore nei grandi Comuni e minore nei piccoli. Si pensi ad esempio al fatto che i primi due Comuni per giocate procapite nelle New Slot e Videolottery nel 2016 sono Orvieto (802 €) e Giove (784 €), due Comuni decisamente diversi da più punti di vista, ma simili per il numero di apparecchi da gioco presenti per 1000 abitanti, rispettivamente 6,8 e 6,5”. Di Criticità e rischi idrogeologici del territorio ha parlato Leonardo Paganelli, il quale ha evidenziato i punti salienti dello studio condotto insieme all’Arch. Giacomo Zuppanti, entrambi membri del Consiglio Scientifico: “Dopo aver descritto e analizzato l’evoluzione geologica e geomorfologica del territorio corrispondente all’Area Interna Sud-Ovest (Orvietano), collocabile nella media valle del fiume Tevere, ci siamo soffermati sulle criticità idrogeologiche dei quattro contesti geomorfologici che la compongono. Tale territorio, ricadendo nell’amministrazione del più vasto Distretto Idrografico dell’Appennino Centrale, viene suddiviso, secondo il D. Lgs 23 febbraio 2010 n. 49, in due Aree Omogenee (AO3 e AO8), per le quali lo studio fornisce caratteristiche e dati sulla pericolosità e sul relativo fattore di rischio da alluvione e da frana in relazione a diverse varianti, come la superficie interessata, la popolazione residente, la portata del corso d’acqua, l’uso del suolo e la conservazione della natura. Lo studio fornisce, infine, un quadro generale dei principali finanziamenti erogati e dei macro-interventi progettati, in esecuzione o già realizzati nei singoli comuni che ricadono nei confini dell’Area Interna Sud-Ovest (Orvietano). Oltre ad uno scopo divulgativo, l’articolo ha come obiettivi quelli di costituire la base di successivi approfondimenti e di sensibilizzare e formare il lettore/cittadino sulle fragilità ambientali di un territorio soggetto ad incessanti trasformazioni e, pertanto, in cui si è obbligati ad agire con estrema attenzione”. Tra gli altri interventi, infine, quello dell’Avv. Sergio Finetti, membro del Consiglio di Indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto che ha posto in rilievo “il problema del credito a livello locale, caratterizzato da un aumento dei depositi con la conseguente stasi degli investimenti e dell’economia per effetto di un elevato rischio finanziario”. “Le situazioni illustrate dai relatori nella odierna presentazione del Bollettino 2018 devono indurre, sia i decisori politici negli Enti Locali che le organizzazioni non governative, e le Fondazioni bancarie a valorizzare strumenti di analisi puntuale della realtà economica quale è, ad esempio, il Bollettino. Tutti questi soggetti, dovrebbero avvalersi proprio del Centro Studi Città di Orvieto per approfondire in modo rigoroso e scientifico tematiche di grande interesse per il territorio”. Infine, Francesco Paolo Li Donni, giornalista ed imprenditore di ‘Orvieto Eventi’ ha evidenziato che “anche da questo numero del Bollettino emerge la vocazione fortemente turistica di questa città e del suo territorio. La vocazione turistica, in particolare, è in grado di produrre una forza lavoro giovane e dinamica. La domanda che si devono porre, allora, sia i decisori politici che gli imprenditori è la seguente: siamo in grado a Orvieto di prendere questo treno? Non essendoci un vero e proprio Distretto Economico del Turismo c’è una forte necessità di organizzare le competenze. Il Centro Studi in questo senso avrebbe un ruolo centrale, in quanto luogo dove approfondire le tematiche connesse con lo sviluppo turistico della città. A tale scopo, ‘Orvieto Eventi’ si farà promotore di un Forum sul ruolo della formazione per il turismo di qualità, al quale saranno invitate tutte le forze economiche e sociali attive di questo territorio. In questo senso, il recente accordo siglato tra la Fondazione CSCO e la Società Dante Alighieri rappresenta un esempio di efficace promozione turistica del territorio, visto che richiama turismo di qualità”.

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