Il contributo del Centro Studi Città di Orvieto al Seminario sulla semplificazione nella PA

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Testo dell’intervento pronunciato da Matteo Tonelli, Presidente della Fondazione per il Centro Studi Città di Orvieto, in apertura del Seminario sulla semplificazione amministrativa svoltosi lo scorso martedì 16 febbraio nella Sala Consiliare del Comune di Orvieto

Siamo veramente grati all’Amministrazione Comunale per aver fatto partecipe il Centro Studi Città di Orvieto di questo incontro dedicato alla ricerca delle più efficaci azioni per la semplificazione.
Si tratta evidentemente, questo della semplificazione, di un tema di grande complessità perché, per essere veramente efficace, deve coinvolgere sostanzialmente l’intera platea dei soggetti, dalle Amministrazioni Pubbliche ai singoli cittadini, le imprese, gli operatori economici e sociali a tutti i livelli, in moltissimi aspetti del quotidiano nella vita delle persone e delle imprese.
Parliamo anche, come è stato ben sintetizzato nella presentazione di questo incontro, dello stretto legame che esiste tra semplificazione ed innovazione. L’innovazione non può essere circoscritta al solo aspetto tecnologico – troppo spesso infatti in questi anni si è pensato che la tecnologia digitale e informatica bastassero da sole a semplificare e migliorare le attività imprenditoriali e la vita delle persone – ma va intesa come un nuovo metodo di approccio al lavoro, un cambiamento radicale, e vorrei aggiungere culturale, per semplificare i processi organizzativi e liberare energie a favore della crescita individuale e collettiva.
La ricerca della semplificazione e dell’innovazione non può ignorare tra i suoi principali obiettivi quello della capacità di incidere positivamente sulla qualità della vita dei cittadini e di modificare il loro approccio culturale alla Città.
In questo senso, alle linee guida individuate nella presentazione, riassunte in TRASPARENZA, PARTECIPAZIONE, BUROCRAZIA LEGGERA, RIDURRE I COSTI E SBLOCCARE LE IMPRESE, crediamo debba essere aggiunta – e non per ultima – anche la FORMAZIONE, perché la partecipazione qualificata e consapevole dei cittadini e delle imprese presuppone la possibilità per essi di utilizzare attivamente tutti gli strumenti propri dell’innovazione.
L’aspetto della formazione è tanto più rilevante se si immagina, come secondo noi è auspicabile, un processo innovativo di più ampio respiro in grado di rendere attivi sinergicamente tutti gli attori coinvolti, per rendere effettiva e concreta la capacità di incidere sulla qualità della vita.
Immaginiamo un percorso costitutivo di Living Lab, uno strumento che opportunamente la Regione ha previsto nella nuova programmazione comunitaria 2014-2020, un laboratorio di innovazione aperta in situazioni di vita reale, nel quale il coinvolgimento attivo degli utenti permette di realizzare percorsi di co-creazione di nuovi servizi, prodotti e infrastrutture sociali, e dove si sperimenta un nuovo modo di concepire i tempi e gli spazi.
Quello del Living Lab è un nuovo paradigma che si propone in alternativa a quello tradizionale del laboratorio “chiuso” e promuove una vera e propria metodologia di trasferimento dell’innovazione dal basso. Uno strumento dedicato a sperimentare, condividere, coinvolgere cittadini e imprese, giovani e anziani, nella vita di una città nuova organizzata per vivere al meglio la cultura ed il tempo, e non per sopravvivere.
Il Living Lab si pone in questa logica come catalizzatore di innovazione con valenza strategica, supportando la pubblica amministrazione nel definire le linee strategiche di innovazione dei servizi per l’utente con il coinvolgimento di tutti gli attori dell’innovazione, facendo propria una valenza organizzativa e sistemica coordinando e stimolando i diversi soggetti e le diverse istanze.
Questo tema dell’ambiente di innovazione “aperta” si propone prepotentemente come nuovo paradigma anche in tema di nuove modalità e nuova filosofia di lavoro, ed in questo senso merita secondo noi attenzione e riflessione il DDL CdM del 28 gennaio scorso, collegato alla legge di stabilità, che disciplina il c.d. Smart Working o “lavoro agile”, introducendo una nuova filosofia del lavoro fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare, a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati.
Anche nell’organizzazione del lavoro, come vediamo, si va nella direzione della sempre maggiore “semplificazione” resa possibile dall’evoluzione della tecnologia che, in particolare nel settore terziario, ha mutato i processi produttivi standard e che consente una nuova visione dello spazio fisico che diventa non più determinante e una impostazione flessibile su base individuale del modello tradizionale basato su orari prestabiliti.
Si tratta come si può comprendere di un tema molto complesso che coinvolge, come detto, praticamente tutte le componenti sociali in moltissimi aspetti professionali e della vita quotidiana. Abbiamo voluto proporre alcuni spunti di riflessione ampliati ad alcuni di questi aspetti, proponendo in questo senso il Centro Studi Città di Orvieto come uno degli attori ed interlocutori per la completa realizzazione di questo processo, un progetto ambizioso, ma secondo noi necessario.

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