Cultura della città e del territorio

Il Centro Studi al servizio di un’idea nuova di città: ITS e corsi in pianificazione, design e tecnologie per le città ed i territori del futuro

Le città stanno subendo profondi cambiamenti sul piano degli assetti demografici , sociali, ambientali, economici ed anche istituzionali, vista l’ormai imminente nascita delle città metropolitane e la riforma delle province. Sia nelle sedi dell’analisi scientifica dei fenomeni sociali che in quelle dell’elaborazione delle politiche a vario livello (comunitario, nazionale e locale), l’attenzione è da tempo rivolta allo studio ed alla sperimentazione di pratiche e strumenti finalizzati a mitigare gli urgenti problemi di convivenza e sostenibilità nei centri urbani che, se non risolti, sono destinati a comprometterne il futuro.
Invecchiamento della popolazione, impoverimento delle famiglie, concentrazione dei problemi di convivenza legati alle migrazioni, aumento del traffico veicolare, consumo di suolo, peggioramento delle condizioni ambientali, contrazione dello spazio pubblico, sono tutte questioni che le amministrazioni locali, ma anche le imprese ed i cittadini si troveranno ad affrontare con sempre maggiore urgenza e minori risorse economiche. In questa direzione, da qualche tempo anche nel nostro Paese, si va affermando la Smart City come paradigma risolutivo di ogni problema urbano. Le azioni di sviluppo e “ripensamento” dell’assetto e dell’organizzazione complessiva delle città improntate al modello della smart city, infatti, stanno assumendo sempre maggiore rilevanza nell’agenda dei Comuni italiani, con un’accelerazione evidente registrata a partire dal biennio 2011-2012. Tale dinamismo è da mettere in relazione con almeno tre fattori o, meglio, condizioni preminenti di contesto: a) le iniziative che l’Unione Europea ha messo in campo sulla sostenibilità ambientale e l’innovazione digitale che hanno generato un balzo in avanti nella progettualità di alcune città, funzionale ad incrementare le possibilità di accesso alle opportunità ed alle risorse provenienti dal contesto europeo; b) l’attuale fase di contrazione delle risorse a disposizione delle pubbliche amministrazioni, in particolare a livello locale, che sta facendo emergere come strada quasi obbligata l’impiego “intelligente” e integrato delle tecnologie ed un rapporto a maggior valore aggiunto con il privato; c) la centralità conferita al tema dal Governo attraverso il lavoro della cabina di regia sull’Agenda Digitale – tradotto nelle disposizioni inserite nel cosiddetto decreto “Crescita 2.0” (D.L. 179 / 2012) – ed i bandi di ricerca emanati dal MIUR che hanno messo a disposizione circa 1 Miliardo di Euro. A questi fattori “oggettivi” si può aggiungere un elemento meno visibile, ma sicuramente influente: la volontà di molte amministrazioni locali d’individuare strumenti inediti di governo del territorio che consentano loro di costruire un futuro di sviluppo sostenibile per la propria città.
Le priorità che la smart city deve affrontare sono essenzialmente due: a) definire la vocazione distintiva del territorio per generare sviluppo economico locale; b) dotarsi di un piano del welfare urbano in grado di rispondere al cambiamento degli assetti demografici e sociali in corso. In questa logica, le imprese del settore ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione), insieme alle “filiere locali della conoscenza” (università, politecnici, ITS, centri di ricerca e loro start up) devono diventare protagonisti di un rilancio della vocazione economica distintiva di quel territorio, così come è stata individuata dai decisori locali.
Si tratta di ragionare, quindi, sulle nuove forme che devono avere la città ed il suo governo. Sono due le modalità di approccio delle amministrazioni locali al tema della smart city: quella verticale(decisamente la più diffusa) che affronta uno o più specifici aspetti legati alla dimensione urbana come la mobilità, l’energia, i trasporti, e quella sistemica che si riferisce alla città nel suo insieme, nelle sue diverse dimensioni, considerandola un “sistema socio-tecnico” in grado di sostenere ed abilitare l’innovazione. Da ministro dell’istruzione università e ricerca, Francesco Profumo così scriveva nel 2012: «Al centro della sfida vi è la costruzione di un nuovo genere di bene comune,una grande infrastruttura tecnologica e immateriale che faccia dialogare persone e oggetti, integrando informazioni e generando intelligenza, producendo inclusione e migliorando il nostro vivere quotidiano». Seguendo questa prospettiva, le smart cities sono le città che creano le condizioni di governo, infrastrutturali e tecnologiche per produrre innovazione sociale, per risolvere cioè problemi sociali legati alla crescita, all’inclusione ed alla qualità della vita attraverso l’ascolto ed il coinvolgimento dei diversi attori locali: cittadini, imprese, associazioni.
Nell’arena della competizione globale, le città italiane hanno un vantaggio dato dalla loro storia,dalla forte identità distintiva, da un capitale sociale tra i più solidi al mondo, dall’essere luoghi di interesse storico ed artistico mondiale e, spesso, dal possedere vocazioni produttive consolidate. Considerando questo asset in chiave contemporanea, va ridefinita un’idea di cittàoriginale e distintiva che si fondi, però, su saperi secolari, su comunità ancora relativamente poco disgregate e su un sistema di welfare locale che, anche grazie al generoso contributo del volontariato sociale, ha limitato le situazioni di disagio estremo.
Una città intelligente sa, prima di tutto, cosa vuole diventare “da grande”. Si tratta, quindi, di ridare centralità alle policy urbane – intese come l’insieme di tutte le politiche pubbliche che afferiscono alla città) e superare l’illusione che le tecnologie, da sole, possano generare benessere e ricchezza se non sono messe al servizio di un’idea specifica di città che ne sappia esaltare la vocazione distintiva. Questa deve essere in primo luogo una vocazione economica e si deve concretizzare anche attraverso il recupero alla funzione produttiva di luoghi oggi svuotati da processi di deindustrializzazione e di dismissione di strutture pubbliche (caserme, ospedali, …) e la rivitalizzazione dei centri storici. L’economia della conoscenza, che dominerà la scena industriale del prossimo futuro, trova proprio nelle città il proprio luogo d’elezione e non è pensabile che esse vengano relegate a mero luogo di consumo e d’intrattenimento. Se ci si dovesse limitare ad applicare l’enorme potenziale delle tecnologie oggi al servizio della smart cityalla sola riduzione dell’inquinamento od alla più veloce fruizione delle informazioni per l’accesso ai servizi, senza orientarle in primo luogo alla produzione di lavoro e, quindi, di ricchezza, ci si troverà presto ad affrontare la contraddizione tra una città sicuramente più vivibile e salubre, ma anche complessivamente più povera e debole.
Il percorso che conduce alla costruzione della vocazione economica e sociale della città intelligente richiede sempre di più il coinvolgimento dei cittadini che saranno interessati da quelle politiche, sia come destinatari che come coproduttori.
I percorsi di alta formazione che, per loro stessa natura e per il potenziale d’innovazione che comportano, caratterizzeranno maggiormente e renderanno d’immediata percezione la scelta compiuta dal Centro Studi di porsi al servizio d’una idea nuova di città, sono i due seguenti:
Pianificazione, design e tecnologie per le città ed i territori del futuro
Tecnologie dell’informazione e della comunicazione
Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali – turismo

Il percorso formativo in Pianificazione, design e tecnologie per le città ed i territori del futuro sarà progettato per fornire gli strumenti teorici e metodologici necessari ad affrontare con piena consapevolezza il design di città e territori smart da sviluppare intorno agli individui, alle loro comunità di appartenenza ed ai loro bisogni (Design of People centered Smart Cities). La finalità è quella di contribuire alla formazione di esperti in grado di operare nei principali settori nei quali si fa un continuo impiego delle tecnologie applicate alla città. S’intende offrire ai neolaureati, ai professionisti ed ai funzionari tecnici delle PA un percorso completo ed assolutamente innovativo, sia nelle modalità didattiche che nei contenuti.
Il percorso formativo sarà articolato in almeno quattro aree didattiche:
1. Informatica e telecomunicazioni;
2. Pianificazione e gestione delle città: urbanistica, trasporti, energia, rifiuti, ecc.;
3. Tecnologie applicate alle città ed ai territori;
4. Aspetti economici, gestionali e legislativi delle Smart Cities.
Il corso sarà strutturato in lezioni teoriche, seminari, attività di project work, tirocini e stage formativi presso aziende private ed enti pubblici.  Sarà caratterizzato, in particolare, dall’approccio concreto basato sui problemi, sui progetti e sui processi.

Va attentamente valutata l’opportunità di attivare un percorso formativo nell’area Tecnologie dell’informazione e della comunicazione con l’obiettivo di caratterizzare Orvieto come “polo di eccellenza” dell’alta formazione in materia d’innovazione digitale, in stretta sinergia con le aziende locali del settore ICT ed i progetti formativi innovativi già avviati, con particolare riferimento al Progetto LABottega sviluppato dall’Istituto d’Istruzione Superiore Scientifico e Tecnico “Majorana – Maitani”.

Tenuto ovviamente conto della programmazione regionale (Piano triennale 2016 – 2018), va parimenti valutata l’opportunità di istituire un nuovo percorso formativo nell’area tecnologica, Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali – turismo, che promuova lo sviluppo di una vera e propria “cultura dell’accoglienza”, con una ricaduta positiva sulle realtà imprenditoriali del settore turistico locale e di un’area più ampia, a carattere inter-regionale, coincidente con il tradizionale bacino di utenza di Orvieto (Alto Lazio, Toscana Meridionale, Umbria Sud-Occidentale).

Nella nuova programmazione del C.S.C.O. orientata alle tematiche della “città intelligente” (così come definita in premessa), un posto rilevante va riservato alle attività di alta formazione nei settori della “pianificazione urbana e territoriale” e della “conservazione e valorizzazione dei centri storici”, attingendo in primo luogo al cospicuo patrimonio di esperieze che il Centro Studi ha maturato “sul campo” con l’ALTA SCUOLA (Scuola di alta specializzazione e Centro Studi per la manutenzione e la conservazione dei centri storici in territori instabili), con il Master universitario di II livello in Valorizzazione e gestione dei centri storici minori – Ambiente Cultura Territorio, azioni integrate ed il Centro di Ricerca FO.CU.S.  de La Sapienza – Università di Roma. Se è vero che la conservazione del patrimonio culturale e dei centri storici deve sempre di più costituire un volano per la rinascita economica e culturale del Paese, per mezzo dell’incremento quantitativo e qualitativo dei flussi turistici, appare particolarmente significativo che Orvieto ambisca a divenire un polo di riferimento per la formazione e la ricerca scientifica nei settori dell’ambiente e dei beni culturali.

Scuola di Etruscologia ed Archeologia dell’Italia Antica: rilancio delle attività in un’ottica internazionale

La scelta di Orvieto come sede di un centro di eccellenza per la formazione post – universitaria in campo archeologico non è stata certamente casuale, sia per il suo passato di florida e potente città etrusca, sia per la sua posizione geografica, sia per la presenza di un ricchissimo patrimonio archeologico e la presenza di prestigiose istituzioni scientifiche (la Fondazione “Faina” in primis, insieme alle tante altre rappresentate nel suo Comitato Scientifico) e di iniziative culturali di rilievo internazionale, quali i Convegni internazionali di studi sulla storia e l’archeologia dell’Etruria, giunti alla XXI edizione (2013).
La Scuola ha rappresentato per molti anni uno dei “pilastri” del Centro Studi ed, insieme, una delle vere e proprie eccellenze della sua offerta formativa. Istituita ad Orvieto nel 2002 d’intesa tra la Fondazione per il Museo “Claudio Faina” e la Fondazione per il C.S.C.O., la Scuola ha organizzato, a cadenza annuale, sette Corsi di Perfezionamento (dall’A.A. 2002-2003 all’A.A. 2009-2010), diversi seminari di approfondimento, conferenze e giornate di studio, nonché seiCampi Scuola (dal 2002 al 2007) e due Campagne di prospezioni geofisiche del sottosuolo (2009 e 2010) presso l’area archeologica del Porto romano di Pagliano, alla confluenza del Fiume Paglia con il Tevere.
La finalità della Scuola era appunto quella di promuovere lo studio dell’Etruscologia e dell’Archeologia dell’Italia Antica, valorizzandone gli aspetti maggiormente legati alla conoscenza diretta del territorio, attraverso corsi di perfezionamento, seminari, campi scuola e stages formativi affidati ai maggiori specialisti del settore operanti in Università italiane e straniere, nelle Soprintendenze per i Beni Archeologici e negli Istituti di Ricerca (CNR, Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici, American Academy in Rome, Musei Vaticani, École du Louvre, …).
Il Corso di Perfezionamento si prefiggeva di fornire, di anno in anno, ai giovani laureati un approfondimento critico sui principali argomenti oggetto di studio delle discipline archeologiche e storiche dell’antichità italica, attraverso un approccio metodologico di “storia della cultura”. Il percorso formativo prevedeva un’analisi critica delle conoscenze acquisite, alla luce del dibattito in corso e dei più recenti indirizzi metodologici. Il Corso ha avuto i prestigiosi patrocini del Ministero per i Beni e le Attività culturali e dell’American Academy in Rome.
Il Campo Scuola, condotto sotto la direzione scientifica della Soprintendenza costituiva il complemento applicativo dei corsi di perfezionamento ed era finalizzato all’approfondimento delle tecniche di scavo e di rilievo (e, poi, a campagna conclusa, di studio e catalogazione dei reperti) in un’area archeologica di primaria importanza che ben si prestava ad un’esperienza didattica.
Il Comitato Scientifico ed il corpo docente erano costituiti dai maggiori protagonisti della ricerca archeologica internazionale, da Maria Bonghi Jovino (Università degli Studi di Milano) a Giovannangelo Camporeale (Università di Firenze), da Giovanni Colonna (“La Sapienza” Università di Roma) a Stephan Steingräber (Università di Monaco e Magonza e Terza Università di Roma), da Francesco Roncalli (CNR ed Università di Napoli “Federico II”) a Mario Torelli (Università di Perugia), da Adriano Maggiani (Università Ca’ Foscari Venezia) a Giuseppe Sassatelli (Università di Bologna), da Francesco Buranelli (Musei Vaticani) ad Archer Martin (American Academy in Rome), …
I Seminari di studio sulle Tecniche del rilievo topografico e delle prospezioni geofisiche applicate alla ricerca archeologica (geo-elettrica, magnetica e con geo-radar), condotti nel 2009 e nel 2010 in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, hanno consentito di effettuare un rilievo aggiornato delle strutture già visibili, nonché due campagne di prospezioni geo – archeologiche mirate ad una più precisa definizione della natura ed estensione dell’area archeologica di Pagliano.
La Scuola ha svolto anche un’attività editoriale, in quanto ha curato la pubblicazione e la diffusione di tre volumi di un’apposita collana, intitolata ITALIA ANTIQUA, presso le Edizioni Quasar di Roma, nei quali sono stati raccolti i lavori prodotti dai corsisti. Italia Antiqua si era quindi qualificata come un prezioso strumento di promozione per i giovani laureati iscritti ai corsi orvietani di perfezionamento.
Un Centro Studi Città di Orvieto fortemente orientato a promuovere qualificate attività di studio e di ricerca e percorsi di alta formazione nel settore dei beni culturali (archeologici, storico-artistici ed architettonici) non può rinunciare ad avvalersi del fondamentale apporto della Scuola di Etruscologia ed Archeologia dell’Italia Antica, in termini di progettualità, di attività scientifiche, didattiche e convegnistiche. Va, quindi, perseguito l’obiettivo di riattivare la Scuola (le cui attività sono state “sospese”, in attesa di tempi più propizi), in base al protocollo d’intesa tuttora vigente con la Fondazione per il Museo “Claudio Faina”. Si ha ragione di ritenere che le prospettive di successo della Scuola siano legate essenzialmente al grado di internazionalizzazione che saremo in grado di conferirle, attraverso il coinvolgimento di università straniere (USA, Canada, Europa), ed alla capacità di proporre corsi di perfezionamento ed aggiornamento sugli aspetti più innovativi della ricerca archeologica e storica. Anche le stesse modalità didattiche vanno profondamente rinnovate, privilegiando i corsi residenziali di breve durata “full immersion”. Vanno, infine, valorizzate le naturali sinergie con i corsi affini.

CORSI DI VALORIZZAZIONE E GESTIONE DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO E CULTURALE
Una Scuola di Etruscologia e Archeologia dell’Italia Antica in fase di ridefinizione della propriamission e di riassetto organizzativo, potrebbe ampliare e utilmente differenziare la propria offerta formativa proponendo corsi (di diverso livello e di diversa durata) in discipline della valorizzazione dei beni archeologici e culturali (storico-artistici, librari, archivistici, ecc.), con l’obiettivo di formare specialisti della valorizzazione versatili, creativi, capaci di confrontarsi con i diversi interlocutori responsabili della gestione del patrimonio culturale: organi di tutela, enti territoriali, fondazioni e soggetti privati.
Per sviluppare le competenze richieste ad una professione così innovativa e trasversale, è necessario avere sia una solida preparazione culturale, sia una serie di capacità pratiche e progettuali. A questo fine, gli studenti dovranno acquisire nozioni disciplinari specifiche relative al patrimonio culturale nel suo insieme ed alle diverse categorie di beni, conoscenze relative ai diversi momenti e strumenti del processo di valorizzazione, che saranno applicate già nel corso degli studi a progetti incentrati su situazioni concrete.

I corsi, a carattere teorico-pratico e con forti componenti laboratoriali ed orientate al project work, dovrebbero vertere sulle seguenti aree disciplinari: Conservazione dei beni culturali ed ambientali; Legislazione in materia di beni culturali, ambientali e paesaggistici; Analisi del territorio e progettazione del paesaggio; Disegno e rilievo dei beni culturali; Fotografia per i beni culturali; Storia dell’architettura e dell’urbanistica; Storia dell’arte antica, medievale, moderna; Valorizzazione dei beni archeologici; Valorizzazione e gestione dei siti e delle aree archeologiche; Valorizzazione dei beni architettonici e paesaggistici; Museografia; Museologia e gestione dei sistemi espositivi; Antropologia dell’arte; Iconologia ed iconografia; Logica ed organizzazione d’impresa; Organizzazione delle attività editoriali; Marketing dei beni culturali; Management per l’arte; Comunicazione e valorizzazione delle raccolte museali; Metodologie del restauro; Tecniche e tecnologie della diagnostica; Metodologia e teoria archeologica; Progettazione di allestimenti; Allestimento di spazi espositivi; Didattica del museo; Pratiche di animazione ludico – ricreative; Catalogazione e gestione degli archivi; Multimedialità per i beni culturali; …

Per realizzare le attività formative precedentemente indicate, la Scuola (e la Fondazione C.S.C.O. per essa) dovrà stabilire le indispensabili “alleanze” accademiche”. A tal proposito, si rammenta il positivo rapporto intercorso con l’Accademia di Belle Arti Lorenzo da Viterbo (ABAV), istituzione del sistema AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale) abilitata, pertanto, a rilasciare titoli di Diploma accademico equiparati a quelli di Laurea. Ai fini del migliore esito di tali iniziative formative, si reputa indispensabile il coinvolgimento attivo, attraverso appositi accordi convenzionali di partenariato, di istituzioni locali (e decentrate dello Stato) quali la Fondazione per il Museo “Claudio Faina” (cofondatrice della Scuola), dell’Opera del Duomo di Orvieto, l’Archivio di Stato, le Soprintendenze per i Beni Archeologici e Storico-Artistici, il Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano, la Nuova Biblioteca Pubblica “Luigi Fumi”, l’Istituto Storico Artistico Orvietano e gli Istituti d’Istruzione Superiore ( Liceo Artistico in primis).

CORSI DI RESTAURO DEI BENI ARCHEOLOGICI E STORICO – ARTISTICI
Un’eventuale alleanza strategica con l’ABAV – Accademia di Belle Arti Lorenzo da Viterbo, o con analoga istituzione riconosciuta dal MIUR, consentirebbe di progettare ed organizzare anche corsi di restauro dei beni archeologici e storico-artistici.
Alcune Istituzioni locali (Fondazione per il Museo “Claudio Faina”, Opera del Duomo di Orvieto, …), adeguatamente coinvolte nel progetto formativo con lo “status” di partner, sarebbero chiamate a fornire le sedi laboratoriali ed i materiali (fittili, pittorici, lapidei, lignei, cartacei, tessili, metallici, …) da sottoporre ad interventi di restauro guidati da qualificati esperti nei settori specifici.
Nel progetto formativo dovrebbero svolgere un ruolo di alta consulenza scientifica, tecnica e didattica le principali Istituzioni nazionali del settore, quali l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (già Istituto Centrale del Restauro, dal 1939 al 2007), a Roma, e l’Opificio delle Pietre Dure, a Firenze.

 

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